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OPERAZIONE GAUDO
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27 ~ 29 marzo, 1941
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ConclusioniL’operazione di Gaudo e Matapan, basata su una sorpresa giá sfumata alle prime battute e i cui obbiettivi si erano presto rivelati inesistenti, fu tarata sia nella sua pianificazione che nella sua esecuzione. Purtroppo, quella pianificazione e quell’esecuzione erano quanto ci si poteva logicamente aspettare da un’organizzazione militare limitata nei mezzi ed arretrata nelle idee rispetto all’avversario, al quale era peraltro nettamente inferiore sotto l’aspetto tecnico. Volendo infatti riassumere i fattori che resero possibile il successo britannico a Matapan, ci si accorge che essi furono in sostanza gli stessi elementi che assicurarono in molte altre occasioni la superioritá della Royal Navy sulla Regia Marina. Questi fattori furono, non necessariamente in ordine di importanza: 1. L’abilitá di decrittare i messaggi trasmessi in codice mediante l’apparecchio Enigma; 2. L’aviazione di Marina (Fleet Air Arm) e il migliore collegamento con l’arma aerea (Royal Air Force); 3. Il radar; 4. L’abilitá di combattere efficacemente nell’oscuritá.
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Eccettuato il primo, che oltretutto trovava grosso modo il suo equivalente nei metodi crittografici usati dall'Asse, tutti gli altri scaturirono da una disparitá concettuale fra le due Marine. La Royal Navy era generalmente ben disposta a guardare in avanti e a incorporare idee nuove se considerate valide; la Regia Marina invece vedeva con occhio scettico qualsiasi innovazione e finí col rimanere ostinatamente ancorata a sistemi che, alla prova dei fatti, si dimostrarono superati[1]. Alla mia analisi si potrá obbiettare che nel caso specifico di Matapan, se non fosse stato per gli errori di apprezzamento di Iachino e di tattica di Cattaneo, gli Inglesi, malgrado la loro superioritá tecnica, avrebbero ottenuto un risultato ben piú modesto: ció è senz’altro vero. Ma a questa obbiezione vorrei rispondere con due mie osservazioni. Prima di tutto, se non fosse stato per gli errori di Cunningham e Pridham-Wippell, gli Inglesi sarebbero forse riusciti a raggiungere il grosso italiano e a ottenere un successo completo: l’errore umano, dunque, danneggió ambo le parti. Secondariamente, se vi fu un filo conduttore tra gli operati di Iachino, Cattaneo, e Supermarina, esso fu proprio quello di non prendere nella debita considerazione la possibilitá che il nemico potesse combattere efficacemente di notte. Essendo condizionati dal fatto che le loro grandi navi non erano adatte al combattimento notturno, essi proiettarono questa limitazione anche sul nemico: una conseguenza, seppure alla lontana, proprio di quell’inferioritá concettuale a cui si è accennato. Gli Italiani, in ultima analisi, si trovarono durante l’intera durata del conflitto a dover fronteggiare un avversario la cui superioritá tecnica era radicata in una piú avanzata evoluzione concettuale. Fa loro onore se, in molte occasioni e grazie soprattutto a gesta individuali di alcuni valorosi, la Regia Marina diede comunque buona prova di sè. Matapan, per contro, mise in luce quasi esclusivamente le sue limitazioni. Nota dell’AutorePrima di impegnarmi in questo articolo, ho tentato di prepararmi, nei limiti del possibile, consultando documenti editi da ambo le parti e in tempi diversi, e cercando di far sí che fossero messi in risalto sia i pareri dei protagonisti che quelli degli storici. Come ho cercato di spiegare, ho anche evitato di andare troppo addentro alcuni particolari e non mi stupirei se, come risultato di questa mia decisione, ho finito coll’omettere fatti o dettagli che secondo altri meritavano di essere inclusi. Se qualcuno mi vorrá fare delle osservazioni in questo senso, o segnalarmi aspetti di questo articolo che ritengono incompleti o inesatti, li invito a comunicarmelo per posta elettronica, se possibile indicando il documento sul quale basano i loro commenti. Per quanto riguarda le parti analitiche e le opinioni personali espresse nell’articolo, sono sicuro che non mancheranno anche lí pareri discordi. Di nuovo, invito tutti coloro che non condividono le mie vedute e che hanno argomentazioni convincenti di farmelo sapere, sicchè, se necessario, postille e rettifiche possano essere incluse per migliorare l’articolo. Marc de Angelis (Arivederci@aol.com) CDR, USN (RET.) Arlington, April 2001 |
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[1] Per dimostrare ulteriormente questo atteggiamento vorrei ricordare che negli anni trenta, forse perché stanco di sentirsi dire che bisognava a tutti costi costruire portaerei, l’Ammiraglio Cavagnari, allora Sottosegretario alla Marina, abolí l’Istituto di Guerra Marittimo. Questo era proprio l’ente adibito allo studio dei sistemi migliori per impiegare la flotta in guerra e rifletteva le vedute di ufficiali con circa vent’anni di servizio, ossia i futuri ammiragli. C’è da dire che, se Cavagnari si fosse fatto portavoce del messaggio dell’IGM, Mussolini lo avrebbe probabilmente sostituito su due piedi |
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