bollo.gif (2617 bytes) 

Le Mine

di Cristiano D'Adamo

Narrativa

La Regia Marina classificò con il nome generico di mina qualsiasi arma subacquea disegnata per l’esplosione a mezzo di contato con lo scafo di un vascello. Nel tempo, questa definizione fu ampliata per includere i nuovi inneschi a mezzo di influenza magnetica, acustica e pressostatica.

Le mine evolsero particolarmente all’inizio del secolo quando il processo manuale e laborioso per il loro dislocamento fu sostituito da un nuovo meccanismo che consentiva un preciso spiegamento dell’arma. Uno dei pionieri in questo settore fu Emanuale Elia (1866-1935) un T.V. della Regia Marina che, dopo aver lasciato il servizio, si dedicò agli studi tecnici. Un altro pioniere fu l’Ammiraglio Girolamo Bollo (1866-1931) uno specialista delle armi subacquee. Durante la Prima Guerra Mondiale, le mine Elia e Bollo furono equamente utilizzate ed entrambi i modelli furono particolarmente perfezionati.

Nel 1936, la Marina introdusse la P 200 costruita dalla Pignone(1) di Firenze. Questa mina era un modello molto avanzato e dopo l’inizio delle ostilità fu perfezionato con l’introduzione dell’antenna che ne aumentò l’efficacia. All’inizio delle ostilità, l’Italia aveva circa 25.000 mine distribuite tra le varie basi navali, da La Spezia a Massaua. Nel corso della guerra, similmente a varie armi e materiale di guerra, queste mine non furono disponibili in quantità sufficienti e l’Italia dovette sopperire con l’introduzione di mine tedesche.

minelaying.jpg (8013 bytes)
Posamine Italiane (incrociatore leggero)
L’Italia entrò la guerra con i seguenti modelli:

Elia V.E. (Vickers – Elia) con una carica di 145 Kg.
Bollo B con una carica di 125 Kg più tardi aumentata a 130 Kg.
P 200 Pignone con una carica di Kg. 200.
Coloniale P 125, simile alla P 200 ma con solo 125 Kg di esplosivo ed una profondità massima di 200 metri. Questa mina fu costruita specificamente per i mari tropicali. Avevano un galleggiamento superiore al normale per consentire  la formazione di vegetazione subacquea.
C.R. (caratteristiche ridotte), simile alla P 200 ma con una carica ridotta a soli 150 Kg. d’esplosivo ed una profondità massima di 200 metri. Aveva solo due regolazioni, una per 9 metri (AS) ed una per 4 (AN).
T200 (Tosi), usate dai sottomarini della classe Atropo e Bragadin.
P 150, usate dai sottomarini della classe Foca

In aggiunta, la Marina aveva a disposizione mine risalenti alla guerra 1915-18 tra cui:

Harlè, un modello francese con una carica di 100 Kg.
C.15 un modello austriaco anche questo con una carica di 100 Kg.

Nel febbraio 1941, a seguito degli accordi raggiunti durante la conferenza di Merano, la Germania cominciò a spedire mine di vari modelli, tra cui:

UMA
UMB
EMC
EMF

Quest’ultima, del tipo magnetico, si dimostrò di grande efficacia. In totale, l’Italia ricevette 12,224 mine tedesche.

Le mine erano in genere di due tipi: ad ormeggio o da fondo. La mina ad ormeggio era costruita in modo da operare ad una profondità prestabilita, mentre la mina da fondo si sarebbe posata sul fondale. Andrebbe notato che una mina alla deriva non sarebbe altro che una mina ad ormeggio che ha perso l’ancoraggio e che la Regia Marina intenzionalmente non utilizzò questo tipo d’arma. Alcune fonti inglesi riferiscono all’esistenza di due mine alla deriva Italiane denominate IN e IO, ma la documentazione Italiana non fa alcun riferimento a questo tipo d’arma.

Le mine erano, di norma, innescate a contatto (urto) e la maggior parte delle mine ad ormeggio erano di questo tipo. Le mine, che normalmente erano di forma sferica, erano equipaggiate con degli inneschi detti "urtanti" i quali, una volta toccati, avrebbero fatto esplodere l’ordigno. Nel tempo, seguendo altre marine, la Regia Marina introdusse mine ad influenza le quali erano innescate dalla presenza di una massa metallica, rumore o un cambiamento della pressione dell’acqua. In aggiunta, la Marina impiegò mine per usi particolari definite "a temporaneo galleggiamento", le quali, dopo un certo periodo d’operazione, si autodistruggevano. Le mine magnetiche erano attuate dalla forza magnetica generata dallo scafo ferroso di una nave. Questa minuscola forza magnetica, normalmente di circa 50 milligause, era normalmente simile malgrado attraverso i vari tipi di nave.

La Royal Navy, nel tentativo di contrastare questa tecnologia (di origine tedesca), sperimento varie apparecchiature, tra le quali un sistema detto "degaussing" il quale fu prima esperimentato sull’incrociatore Manchester e poi utilizzato sulla nave di linea Queen Elisabeth sin dal 1940. Eventualmente, gli inglesi svilupparono vari sistemi di dragaggio tra i quali uno installato su bombardieri Wellington il quale fu usato durante il dragaggio del canale di Suez dopo il lancio di mine magnetiche tedesche.


nime_deploy.gif (20170 bytes)
Le varie fasi della posatura di una mina.
Le mine ad ormeggio rappresentavano la stragrande maggioranza e la profondità di quest’arma era configurata in base all’obbiettivo; una mina antisommergibile era normalmente regolata per una profondità di 8 o 9 metri mentre una mina antinave era regolata per 3 o 4 metri dalla superficie del mare. Il cavo d’ancoraggio si estendeva fino a 800 metri dal fondale. La limitata marea presente nel Mediterraneo facilitava l’installazione degli ordigni. Le mine arano alla mercede delle intemperie e le rotture più comuni erano causate dalla spezzatura del cavo d’ormeggio. Mine alla deriva potevano galleggiare per più di un anno fino a che la vegetazione subacquea non ne causava l’affondamento.

Le mine erano organizzate in campi minati sia difensivi sia offensivi ed i campi antisommergibili richiedevano mine di potenza minore. Questi campi minati potevano essere di varie forme, dalla linea singola, alla serpentina, linee parallele, linee multiple ed a varia distanza. I modelli più vecchi erano usati nei sistemi difensivi, mentre le P 200 erano quasi totalmente usate offensivamente. Mine posate dai sommergibili, a causa del sistema di posatura, erano leggermente differenti e avevano diversi congegni di sicurezza, tra i quali i blocchetti di sale ammoniacale. Questi perni, una volta disciolti dall’acqua salata, permettevano l’attivazione dell’arma.

Per la posatura delle mine, la Marina utilizzò varie unità tra i quali traghetti, posamine, sottomarini ed incrociatori. Quasi tutte le unità erano equipaggiate con rotaie, dette ferroguide, che permettevano lo scorrimento della mina su rotelline così facilitando il movimento dell’arma verso la poppa, da cui erano generalmente posate. Con l’introduzione delle mine tedesche, le ferroguide italiane dovettero essere modificate a causa dello scartamento diverso. Pare che i tedeschi richiesero la saldatura delle ferroguide, che normalmente erano rimovibili, così da ridurre la possibilità di deragliamenti, detti inceppamenti. Naturalmente, una volta saldate, le ferroguide non potevano più accettare mine Italiane.

Tutte le mine arano marcate con un numero di serie che permetteva una facile identificazione. Mine trovate alla deriva erano prima identificate e poi distrutte. Usando il numero di serie, le autorità navali potevano identificare l’origine dell’arma ed eventualmente riparare il campo minato. Le mine sono armi non discriminatorie che possono colpire sia gli alleati e I nemici; i campi minati italiani erano di norma ben documentati e, soprattutto all’inizio del conflitto, adeguatamente pubblicizzati.

I successi raggiunti sia dai campi minati offensivi sia da quelli difensivi dovrebbero essere considerati adeguati. Di rilevanza è il numero di sottomarini inglesi affondati dai campi minati Italiani, ed inoltre non va dimenticato che la famosa forza H di base a Malta fu quasi completamente distrutta da un campo minato italiano.

(1) Ora parte del gruppo Americano GE (General Electric)

Dati Tecnici

Modello

Per il lancio dai Anno Sigla

Fabbrica

Peso Lordo

Carica

Diametro Profondità Max
sottomarini Inglese

Kg

Kg

Metri

Metri

Harle' 75/M 1911 Sautter-Harle` 75
V.E. 1915 Vickers-Elia 760 145
C.15 1915 Austriaca 100
Harle' 70/M 1916 70
Harle' 100/M 1916 100
SG 125

*

1916 San Giorgio 125
UC 200 1921 Tedesca(1) 200
Elia 145 1925 (Vickers) 763 145 0.96
Bollo P125 1928 Pignone 125 12
Elia P145 1930 (Vickers) Pignone 145 0.98 60
Bollo P125 1932 125 30
Italia M 1932 IL 1100 150 0.9 100
Bollo P125 1935 125 30
P150

*

1935 120-150
P200 (P5) 1936 IK Pignone 1150 200 1.07 100
P4 150 CR 1938 Pignone 825 150
P125 Coloniale Pignone 125
T200

*

Tosi 120-150
IM(2) 77
Italia Type A 4500 300 2
Italia Type B (Vickers) 1545 250 1.3 100

(1) Copia di una mina tedesca della Ia Guerra Mondiale.
(2) Questa mina e' documentata dagli Inglesi ma non ci sono referenze nella documentazione Italiana.

 

© 1996-2007 REGIAMARINA (TM) - Terms and Conditions